Impresa di Mangia, che al debutto in Serie A batte i nerazzurri di cui in settimana si è professato grandissimo tifoso. Palermo rinvigorito dal nuovo tecnico, seppur il solo risultato induca ad andarci coi piedi di piombo: quel che è certo è che quest’allenatore merita una possibilità, mentre dall’altra parte Gasperini dovrà lavorare per riuscire a far quadrare una squadra ancora troppo allo sbaraglio.

 

Esordio in campionato per la nuova Inter targata Gian Piero Gasperini, un’Inter alla quale è stato chiesto di cambiare, come sottolineato dallo stesso tecnico nella conferenza pre-partita, pur avendo disputato sino ad ora una sola gara ufficiale. E allora via col 3-4-3 di genoana memoria, e dunque confermate le esclusioni eccellenti di Pazzini e Sneijder: al loro posto, nel tridente d’attacco, spazio a Milito e ai due nuovi acquisti Zarate e Forlan. Dall’altra parte esordio assoluto per Mangia, scopertosi all’improvviso nuovo allenatore rosanero: l’esordio è comunque di quelli prudenti, 4-4-2 e Miccoli ed Hernandez a fare reparto offensivo.

L’inizio scoppiettante è sicuramente quello targato Palermo, una squadra messa su in fretta e furia da Mangia che, almeno nel primo quarto d’ora, passa l’esame a pieni voti: i rosanero pressano alto, Miccoli e Hernandez si intendono a meraviglia, anche se quel che risalta sin da subito è la grande organizzazione di gioco impartita in davvero pochissimo tempo. E la prima occasione è infatti targata rosanero, con un colpo di testa Hernandez sul quale Julio Cesar è bravo a farsi trovare pronto. L’Inter sembra in balia della grande pressione avversaria, sulla quale aleggia l’incognita derivante dall’afoso caldo siciliano. Zanetti più d’una volta deve ricorrere agli straordinari, mentre a poco a poco i nerazzurri riescono a trovare un minimo d’organizzazione e ad impensierire la difesa rosanero. Col passare dei minuti l’intensità cala, e in una situazione da calcio da fermo l’Inter passa in vantaggio: un tiro di Stankovic viene sporcato da Milito, che batte così un incolpevole Tzorvas. E subito dopo mea culpa di Gasperini, che leva Zarate per mettere un forse più congeniale Sneijder. Il gol è un’iniezione di fiducia per gli uomini di Gasperini, che controllano fino alla fine della prima frazione di gioco.

 

L’inizio di secondo tempo è di quelli entusiasmanti: tre gol nell’arco di nove minuti, il Barbera assiste a uno spettacolo vero. Prima Miccoli buca Julio Cesar dopo un banale errore della difesa interista, poi Milito prima vede le proprie proteste infrangersi contro il secco no di Brighi per un rigore chiesto per mani di Migliaccio, poi il rigore se lo vede assegnare per davvero per fallo di Silvestre su Samuel: è il gol del nuovo vantaggio, recuperato però da una stupenda azione palla a terra Ilicic-Miccoli-Hernandez, con quest’ultimo che regala un nuovo boato al Barbera. In campo non c’è più ordine e religione, un tiro ogni minuto, squadre letteralmente spaccate in due e occasioni a fiocchi. Forse colpa del caldo, ma la gara tiene davvero incollati allo schermo. Il Palermo va in contropiede, l’Inter cerca di manovrare: il canovaccio di fondo è questo, in mezzo tanta confusione e alternanza di prodigi e sfracelli individuali. E come all’inizio di tempo, tutto nuovamente succede nell’arco di pochi minuti: nel momento migliore nerazzurro Miccoli trova un capolavoro su punizione, mentre due minuti più tardi Pinilla sembra scrivere fine sulla partita; palesi, in entrambe le situazioni, gli errori di Julio Cesar. L’Inter però non muore mai, e con Forlan accorcia le distanze anche se non basta: esordio pazzesco, alla fine la spunta il Palermo.